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Musei | 08.01.2019 | 10:46

Musei provinciali altoatesini: quasi 860.000 visitatori nel 2018

Come è andato il 2018 nei dieci musei di proprietà della Provincia autonoma di Bolzano? Quali i temi portanti e le principali attrazioni?

858.119 ingressi complessivi: li hanno realizzati nel 2018 i dieci Musei provinciali, quelli che la Provincia autonoma di Bolzano gestisce attraverso l’Azienda Musei provinciali. Rispetto al 2017, si tratta di un lieve calo dell’1,05%. Il numero rimane comunque in linea con quello degli ultimi anni, nei quali ha toccato sempre, e spesso sforato, gli 800.000 visitatori complessivi (si veda grafico allegato). A questo proposito, l’assessore provinciale ai Musei Florian Mussner sottolinea che “i Musei provinciali si confermano uno dei maggiori poli culturali altoatesini, sia per la loro capacità di attrarre il pubblico, ma soprattutto perché sanno trasmettere le molteplici anime del nostro territorio, la sua storia e cultura, e svolgono dietro le quinte un lavoro di ricerca silenzioso ma rilevante”. “Ringrazio - continua – tutti coloro che lavorano nei Musei provinciali e anche chi è attivo, spesso come volontario, negli altri musei”. E nel 2019 cos’hanno in serbo i Musei provinciali? Ce lo rivela il nuovo programma annuale, a breve distribuito in cartaceo e già disponibile online.

Numeri e temi dei musei provinciali nel 2018

Il miglior risultato di sempre dalla sua inaugurazione, 296.066 ingressi: lo ha ottenuto nell’anno appena trascorso il Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano con la sua star Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio. A conseguirlo hanno contribuito, tra l’altro, la celebrazione per il ventennale del museo, la prima italiana del film per ragazzi “Ötzi e il mistero del tempo” e diverse pubblicazioni di rilievo internazionale sull’ascia di Ötzi e sul contenuto del suo stomaco. La mummia esposta al museo si conferma una delle attrazioni più amate dell’Alto Adige.

In 197.300 nel 2018 hanno visitato il Touriseum – Museo provinciale del turismo a Castel Trauttmansdorff, a Merano. I punti salienti della scorsa stagione sono stati la mostra temporanea sui passi alpini, il loro fascino e il loro significato turistico, la seconda edizione del Vintage Market Merano con un’ampia offerta di articoli decorativi, accessori e moda retrò, e il convegno internazionale su vita quotidiana e lavoro del personale alberghiero negli ultimi cento anni.

Il Museo provinciale Miniere ha richiamato nelle sue quattro sedi sul Monteneve e in Valle Aurina complessivamente 93.733 persone, che si sono immerse nell’ambiente ostile e nella dura vita dei minatori di un tempo. Gli appuntamenti principali dello scorso anno sono stati la riapertura nella miniera di Predoi di un pozzo non agibile da circa 50 anni, la mostra temporanea “Artificio di fuoco”, nella quale Laurenz Stockner ha esposto le sue celebri ciotole artistiche in rame di Predoi, e i festeggiamenti per i 25 anni della sede di Ridanna del museo nell’ambito della tradizionale festa del minatore.

Il Museo storico-culturale della Provincia di Bolzano Castel Tirolo ha chiuso l’anno con 73.300 ingressi. Il museo, che gestisce anche Castel Velturno e la Cappella di Santo Stefano a Montani di Sopra, nei pressi di Laces, ha proposto ben tre mostre temporanee. La prima era dedicata ad Artur Nikodem, uno dei più significativi pittori della prima modernità in Tirolo, la seconda al duca asburgico Federico IV d’Austria “Tascavuota”, principe del Tirolo, e alla sua politica di sviluppo economico, mentre nella terza la nota fotoartista meranese Brigitte Niedermair ha esposto suoi lavori fotografici sulla mummia dei ghiacci Ötzi.

Cresce il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige di Bolzano, che ha totalizzato 82.030 ingressi (+16,7%). Merito delle due apprezzate esposizioni sui ragni giganti e sulle metamorfosi degli insetti, oltre che di quella, ancora in corso, sulla fisica, che permette a tutti di esplorare fenomeni scientifici in maniera divertente. Il museo si è distinto anche nel campo della ricerca. Nel territorio di Laives, nel corso di un rilevamento, è stata individuata una specie di campanula che si credeva sparita dall’Alto Adige da oltre 150 anni, mentre grande eco ha avuto a fine maggio la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature di uno studio su un fossile esposto al museo, il piccolo rettile Megachirella wachtleri, indentificato come la lucertola più antica del mondo. Realizzato dal MUSE di Trento e da altri, lo studio è frutto di anni di osservazioni e analisi in collaborazione col Museo di scienze di Bolzano.

Quanto ai tre musei etnografici, il Museo provinciale degli usi e costumi di Teodone, il Museo provinciale della caccia e della pesca Castel Wolfsthurn di Mareta e il Museo provinciale del vino di Caldaro, riuniti sotto una direzione unica, hanno accolto complessivamente 53.962 visitatrici e visitatori. Al Museo degli usi e costumi hanno tenuto banco tra le altre cose le dimostrazioni di artigianato, il grande torneo di “Ranggel” (lotta rusticana tradizionale) in occasione della Giornata internazionale dei musei, la festa di musica popolare in settembre, una rassegna di antiche razze alpine di animali da fattoria e la mostra temporanea dedicata al vasellame di terraccotta della Val Pusteria. Al Museo del vino, nel 2018 ha preso il via un progetto di ricerca su una della figure più interessanti ed originali della storia della viticoltura: il guardiano dei campi e dei vigneti noto come “Saltner”, una figura diffusa fino alla metà del XX secolo e riconoscibile dall’imponente copricapo ornato di penne e code di volpe. Castel Wolfsthurn invece, sede del Museo della caccia e della pesca, ha introdotto una nuova offerta didattica sul mondo degli animali delle Alpi.

Nel suo secondo anno come Museo provinciale, il Forte di Fortezza vanta una crescita a 34.300 ingressi (+9,5%). Oltre al programma ordinario, l’anno scorso il Forte ha ospitato la prima mostra d’arte prodotta in proprio, “Sconfinamenti”, con opere di Julia Bornefeld e Michael Fliri, la biennale d’arte internazionale “Academiae Youth Biennial”, un evento per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale e l’“Arte d’Avvento”, percorso con opere e installazioni di sei artiste/i che si confrontati criticamente col Natale e la sua commercializzazione.

Chiude questa panoramica il museo provinciale ladino con le sue due sedi: il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia e il Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano, che nel 2018 insieme hanno realizzato 27.428 ingressi. Evento dell’anno del museo è stata la mostra sulla scuola nella valli ladine e la sua didattica multilingue. Non sono mancati appuntamenti dedicati alle Dolomiti e la loro geologia, alla cultura ladina, all’orso delle caverne Ursus ladinicus vissuto 40.000 anni fa in Val Badia, attività per bambini e ragazzi molto seguite e workshop.

(USP)

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